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You are currently viewing Shaken Baby Syndrome: un’ulteriore testimonianza a proposito di un killer silenzioso e inaspettato

“Erano le quattro di notte. Non smetteva di piangere. Mio marito dormiva, e io ho preso in braccio il nostro bambino. L’ho solo cullato per calmarlo. Non ricordo di averlo scosso. Poi ha smesso di piangere e l’ho rimesso a letto. In quel momento mi sono accorta che non respirava più.”

Era sabato notte a Mestrino, in provincia di Padova. La notte in cui il cielo è diventato più buio. In cui le urla si sono mescolate ai silenzi.

La mamma, originaria di Vicenza, ha 29 anni.

Il bambino è stato dichiarato morto oggi: assenza di attività cerebrale, dicono i medici.

Da quella notte in cui il marito, svegliato di soprassalto, ha portato il bimbo in ospedale, la mamma è lì ferma che non parla, è sotto choc, non ricorda più.

Il bene e il male procedono come binari di una linea ferroviaria, mantenendo i contorni della loro distanza: e poi qualcosa sfugge ad ogni controllo, inevitabilmente.

Dicono che quella notte la giovane mamma abbia scosso il suo bambino violentemente, tanto da provocargli un’emorragia cerebrale, con edema diffuso e danni irreversibili alla corteccia.

In un attimo, in un gesto, la tua vita può prendere una strada di dolore di cui non sai più individuarne l’uscita.

Il piccolo era nato il 3 luglio; secondogenito di una coppia sposata tre anni fa. Una famiglia perfetta, una famiglia distrutta.

Tutto è così fragile nella nostra esistenza: un errore, un colpo di follia, un blackout mentale. E d’improvviso il sorriso diventa un pianto, il senso di colpa atrofizza il cuore, l’amore che credevi di avere si trasforma in brandelli di esistenza destinata a una condanna.

Un’anima appena nata torna nel ventre dell’universo. Mentre un’anima che aveva dato vita, si piega alle ferite di un destino a cui non sappiamo dare un senso.

COCCOLALO! NON SCUOTERLO. MAI.

La SIMEUP Crotone, fra i tanti, si pone l’obiettivo di sensibilizzare e informare circa la cosiddetta shaken baby syndrome, una grave forma di maltrattamento fisico ai danni di bambini generalmente sotto i 2 anni di vita. Si tratta di un’evenienza in cui il bambino viene scosso violentemente come reazione al pianto inconsolabile. Il problema è che a quell’età i muscoli del collo sono deboli, la testa è pesante rispetto al corpo e il cervello, di consistenza gelatinosa, se scosso si muove all’interno del cranio, urtando contro le ossa. Le conseguenze sono devastanti: emorragia cerebrale, coma e, addirittura, morte in circa 1 caso su 4.